Staminali: “Vannoni mi ha truffata”!

L’intervista è pubblicata nella “Repubblica di Torino” e la donna, una commerciante torinese, indebitata per 40 mila euro per pagare le cure di sua figlia affetta da paralisi celebrale fin dalla nascita, è stata da poco interrogata dai Nas; La sua vicenda servirà al pm Raffaele Guariniello nell’inchiesta sulle staminali.

Tutto parte nella primavera del 2009: “Una signora sapeva che volevo andare in Tailandia per mia figlia e così mi ha raccontato di queste iniezioni avvertendomi anche che su suo marito non avevano avuto effetti. Per prima cosa ho portato mia figlia dal neuropsichiatra indicato da Vannoni, a pagamento, a Moncalieri. Il suo parere è stato dubbio: non sapeva dirmi se avremmo avuto benefici. Al mio ritorno mi è stato mostrato il filmato di un ballerino russo, quasi paralizzato che aveva notevoli miglioramenti e un foglio in mano con i costi della cura: 40.000 euro. Io non li avevo, e il mio commercialista mi ha consigliato di aprire una onlus. Ho chiesto un prestito in banca, ho messo i barattoli in bar e negozi per raccogliere il denaro. Però sono stata truffata pure dalla persona a cui mi ero affidata, passava a riscuotere il denaro prima di me”.

“Il 17 luglio – continua la donna – faccio un bonifico di 27 mila euro, e il giorno dopo andiamo a Gravedona per il carotaggio osseo. La mia bimba è stata addormentata con l’anestesia totale, ma dopo poche ore dall’intervento è stata dimessa. Dopo un mese arriva la fatidica telefonata: La prima iniezione è pronta. Denise e la sua mamma partono per Trieste al Burlo Garofolo, da Andolina. È stato terribile – ricorda la madre – abbiamo dovuto tenere mia figlia in tre, le hanno fatto un’infusione spinale e una venosa, il tutto senza anestesia e in un luogo che sembrava di passaggio, certo non sterile”.

Ma il peggio deve ancora arrivare: “La bimba ha cominciato a vomitare. Ho dovuto portarla al pronto soccorso della Regina Margherita, ma non ho detto delle staminali, non avevo il coraggio. Mi hanno detto che dovevo aspettare uno o due mesi per vedere miglioramenti. A ottobre, un altro ciclo. Benefici? Sembrava ammalarsi meno, ma solo ora mi accorgo che ogni passo avanti lei l’ha fatto perché è cresciuta. Ogni progresso è un successo, ma solo per merito suo“.

Ora la bimba ha undici anni: “Non parla, non può muoversi, non si sa quanto capisce. Ma lei è tanto forte” e con i suoi sorrisi sembra voler rassicurare la sua mamma che andrà tutto bene.

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